Luigi Nicolais nasce a Sant’Anastasia il 9 febbraio dl 1942. Il carattere, volitivo, entusiasta ed ottimista sembra assorbire i tratti magmatici della sua terra.
Rari i momenti di tregua. Sempre in movimento. Sotto una calma apparente, un fiume di pensieri, idee, progetti muove la sua curiosità di scienziato, di amministratore e di nonno in modo da essere sempre aggiornato dei più recenti studi sui nanopolimeri e compositi e delle ultime avventure dei Teletabit. Ama viaggiare. Ha cumulato diversi giri del mondo, tra lezioni, conferenze, visite istituzionali. Per lui le distanze sono relative. Più volte ha fatto in una sola giornata cose impensabile per chi è abituato a ragionare in termini spazio temporali tradizionali.
Tre giorni gli sono sufficienti per una missione negli Stati Uniti o in Medio Oriente, mentre in una settimana è capace di andare e tornare dall’Australia visitando più città. Tutto questo è possibile perché, tranne quando è personalmente coinvolto alla guida, dopo pochi secondi dall’inizio del viaggio cade in catalessi. Mitica una traversata transoceanica. Partenza Napoli, destinazione Melbourne. Un volo durante il quale dormì senza interruzione circa 13 ore tra la meraviglia delle hostess e l’invidia degli altri passeggeri. Sull’aereo Nicolais si rilassa: telefonino spento e ginger ale. Questa bevanda insieme al Bloody Mary rivelano la sua America, una terra che prima lo ha accolto come giovane ricercatore e in seguito come uno degli scienziati italiani più citati al mondo.
Ma l’America è stata anche una dura palestra di vita. Appena arrivato a Saint Louis come borsista neolaureato fu derubato di auto e bagagli. Di questa nazione ha assorbito lo spiccato pragmatismo e l’apertura verso tutti: dopo cinque minuti che si lavora con lui l’uso del tu è inevitabile. E lì c’è la fregatura. Coinvolgendoti nei progetti ti incastra responsabilizzandoti. È un modo per far crescere i propri collaboratori, ma anche la sua uscita di sicurezza che gli consente di passare ad altro.
Così nascono i mille e più progetti che coinvolgono lui e i suoi numerosi gruppi di lavoro, dei cui componenti e indipendentemente da sesso, età, provenienza, si sente amico, tutore, padre e leader. Simbolo di questo mondo accelerato e che affratella un po’ tutti i nicolaisiani è il peperoncino. Ognuno ha un simbolo o un obiettivo: chi la rosa nera, chi la maglia rosa, chi la velocità, chi il brivido delle altezze.
Nicolais, scienziato e ministro, tra i vasetti e le piantine del giardino di Ercolano, alle pendici del Vesuvio, cerca la miscela più infuocata e scoppiettante … cerca il peperongino!Una mistura esplosiva di capsaicina raccolta in raffinate confezioni di cui fa dono agli amici e per la quale ha messo su un piccolo laboratorio in cui coinvolge sua moglie Donatella e le pazienti amiche di lei, mentre lui, come sempre, coordina, dirige e controlla la qualità e la quantità della tritatura fino al packaging il cui design è frutto della creativa Francesca.
Oltre a questa vena diabolicamente infuocata Nicolais è un cultore del barbecue e delle carni. Ogni anno si cimenta nella preparazione del mitico agnello alla fricassea che ritualmente imbandisce alla sua composita e numerosa famiglia nel giorno di Santo Stefano, quando insieme a Donatella riunisce nella casa di Ercolano, Caterina, Francesca, Crescenzo, Rossella, i loro partner, gli amati nipotini, la tata Carolina e i parenti più cari. Una festa di famiglia che tenta di ripetere anche ogni Ferragosto a Palinuro, ma senza successo per la difficoltà di far coincidere località e tempi di vacanza di tutti i suoi familairi e amici.
Palinuro per Nicolais è un luogo dell’anima. Fino a qualche tempo fa, quando era più libero dagli impegni pubblici, capitava di vederlo fare la spola lungo la costa fino a Marina di Camerota su una tavola da windsurf o passeggiare per viuzze e sentieri del circondario. Incuriosito e attento al nuovo, Nicolais possiede e sperimenta ogni astruseria tecnologica verso cui ha un interesse disarmante per chi lo accompagna, e come tutti gli innovatori è un radicale conservatore di oggetti feticcio! Tra questi la mitica MontBlanc Meisterstuck. Sebbene possegga una ricca collezione di penne da tavolo e da taschino di ogni fattura, forma e pregio, e nonostante di quel modello ne possegga più doppioni, guai a chi usa quella! È come il mitico n.1 di Paperon dei Paperoni. Il nichelino con cui è iniziata la storia.



