La provincia napoletana è interessata da processi di “gemmazione insediativa” e dal rafforzamento dei centri di minore dimensione che spingono a cambiare i tradizionali rapporti tra la città capoluogo e la sua provincia stimolando nuove forme di “protagonismo” istituzionale. Ciò ha determinato nel tempo una eterogenea riconfigurazione spaziale dapprima concentrica rispetto alla grande città e poi linearmente lungo i sistemi infrastrutturali presenti, con edilizia residenziale a bassa densità, attività produttive (generalmente piccole e medie imprese, attività artigianali e non necessariamente collocate in aree con destinazioni d’uso appropriate), grandi funzioni metropolitane (centri commerciali, centri di divertimento) che diventano spesso elementi catalizzatori di mobilità e di nuove urbanizzazioni. Questo fenomeno ha di fatto determinato la necessaria nascita di una nuova stagione normativa nel settore dell’urbanistica e della pianificazione territoriale. I Piani Territoriali Regionali - P.T.R., i Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale – P.T.C.P. e le norme per il governo del territorio regionale - in Campania la Legge Regionale n. 16 del 22 Dicembre 2004 “Norme sul governo del territorio” - , costituiscono l’impianto normativo istituzionale per le nuove politiche e pratiche di sviluppo urbano. Gli strumenti di pianificazione si configurano come strumenti strategici per individuare percorsi non ancora battuti per lo sviluppo urbano e territoriale. Siamo però consapevoli che, contrariamente a quanto attualmente accade, elemento catalizzatore e propulsore dovrà continuare ad essere l’identità delle comunità. La provincia napoletana vive una sua identità subalterna e immiserita rispetto al centro della città. E i comuni dell’area metropolitana gravano tutti su Napoli senza riuscire a definire propri spazi di autonomia. Questa struttura gerarchica non funziona. Alla periferia di Napoli va assegnato un ruolo ed una identità attraverso la localizzazione di servizi ed attività che diventino attrattori sia rispetto al centro della città che dei comuni della provincia. E per farlo ogni singola comunità deve diventare protagonista di proposte e di risposte. Così il potenziamento della rete infrastrutturale e di collegamento deve relazionarsi ed innervarsi ad una più articolata rete del trasporto su gomma come completamento ed integrazione della metropolitana regionale, superando le criticità economiche fino ad oggi evidenziate. A ciò si deve accompagnare grande un progetto di sviluppo che dia un senso alla mobilità intra-provinciale. In questa mobilità governata emerge e si rafforza il tema delle vocazioni territoriali. Il Giuglianese con il recuperato rapporto con la costa, il Nolano con la vocazione logistica e i beni culturali, il Pomiglianese con la tradizione industriale, la Costiera sorrentina con la vocazione turistica ed il Vesuviano con i giacimenti eno-gastronomici possono integrarsi con il sistema dei Campi Flegrei, enorme attrattore turistico-culturale. In questo quadro assumono un ruolo strategico la valorizzazione del ruolo di Bagnoli e la riconversione post-industriale della zona orientale di Napoli che diventa cerniera con il Nolano-Pomiglianese. Attraverso l’uso delle risorse europee, verrà proposto un grande programma di recupero delle periferie affinché divengano poli di riequilibrio tra città e zone interne, e nodi di una grande cintura verde, una “green belt”, in cui il recupero ambientale basato sulle green tecnologies sia esso stesso strumento di sviluppo e fattore di qualità della vita per tutti i cittadini. Dal punto di vista della strategia, i contesti urbani, per le peculiari caratteristiche produttive e socio-culturali in essi storicamente sedimentatesi, sono i luoghi chiave in cui definire e attuare interventi di coesione sociale. Uno dei problemi maggiormente avvertiti in queste aree riguarda le condizioni di vivibilità dei cittadini e la qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni. Il congestionamento urbano, dovuto alla concentrazione di ingenti quote di popolazione provenienti spesso dalle province, esse stesse inadeguate a fornire servizi e strutture di base (scuole, ospedali, spazi ricreativi), finisce per produrre due conseguenze negative: il sovraffollamento dell’area urbana e lo scadimento dei servizi pubblici. Contemporaneamente lavoreremo per migliorare le condizioni dell’attrattività di Napoli e dei territori della sua provincia intervenendo sia sul recupero dei beni e degli attrattori culturali sia bonificando il territorio attraverso interventi diretti sulle infrastrutture materiali e su quelle immateriali. In particolare poi, per accrescere l’interesse a livello internazionale verso i settori produttivi ed economici regionali, verrà predisposto un pacchetto integrato di azioni tese in modo congiunto alla valorizzazione e alla conoscenza delle potenzialità imprenditoriali dei territori provinciali e alla ricerca di accordi sulla sicurezza territoriale fissati anche attraverso la definizione di Certificazione sulla Sicurezza e la Legalità Territoriale, un marchio che potrebbe fungere da stimolo per i potenziali imprenditori internazionali. Un’attenzione particolare, sintesi del buon governo territoriale, verrà prestata all’agricolatura, per renderla sostenibile e di qualità, altamente competitiva sia sul mercato locale, nazionale e internazionale. L’agricoltura nella provincia di Napoli ha nel passato costituito il volano di sviluppo dell’economia del territorio e ha rappresentato il baricentro geografico della cosiddetta “Campania felix”. Oggi occorre spezzare i vincoli e superare le criticità che ne impediscono un’affermazione di successo. Ciò potrà attuarsi attraverso politiche mirate e orientate alla qualità, alla sicurezza e alla tracciabilità e quindi riconoscibilità dei prodotti. Tali scelte potranno essere agevolmente sostenute anche attraverso l’attivaione di un “Centro di eccellenza per la valorizzazione delle produzioni agroalimentari territoriali” in grado di integrare e mettere in sinergia le competenze tecnico-scientifiche presenti sul territorio in modo da favorire processi di innovazione e trasferimento tecnologico, ma anche di intervenire positivamente sulla logistica, conservazione ed esportazione delle produzioni.



